Prostituzione penale
Il timbro di Ruby a palazzo di Giustizia di Milano, scatenata nella lettura di un testo apologetico pro domo sua davanti al solito branco di giornalisti insolenti, era quello di una recita ben impostata, c’erano vraisemblance e bienséance. La prima è la verisimiglianza, che nella critica letteraria e teatrale del Grand Siècle francese (il ’600) vale per capacità di far immedesimare gli spettatori con la rappresentazione, avvicinandosi il più possibile alla realtà. La seconda sta per decenza, pudore, timore di urtare la sensibilità dello spettatore.
11 AGO 20

Anticipiamo, dal Foglio di domani, stralci dell'editoriale di Giuliano Ferrara
Il timbro di Ruby a palazzo di Giustizia di Milano, scatenata nella lettura di un testo apologetico pro domo sua davanti al solito branco di giornalisti insolenti, era quello di una recita ben impostata, c’erano vraisemblance e bienséance. La prima è la verisimiglianza, che nella critica letteraria e teatrale del Grand Siècle francese (il ’600) vale per capacità di far immedesimare gli spettatori con la rappresentazione, avvicinandosi il più possibile alla realtà. La seconda sta per decenza, pudore, timore di urtare la sensibilità dello spettatore. […]
Nei processi penali sia l’accusa sia la difesa si trovano spesso in una situazione ambigua, borderline, e i ruoli si scambiano, tutto si opacizza, si giocano parti rischiose in commedia. Questo capitolo sarà giudicato in modo insinuante dai colpevolisti più morbosi come una sceneggiata a uso dei rotocalchi, e insieme come un goffo tentativo di incidere sulla sentenza imminente producendo fuori del dibattimento una dichiarazione spontanea lacrimevole e dolorante allo scopo di scuotere coscienze giudicanti e opinione pubblica. Ma la lurida e guardona impostazione dell’accusa, e la sua fragilità di fronte a mille prove di una débauche, di una specie di dissolutezza ilare, tutta privata, fanno invece di questa testimonianza, appunto, un caso di verisimiglianza e di pudore. Specie se chi volesse guardare il video confrontasse il diritto di parola assunto dalla signora Karima El Marhoug con il dovere di imporle domande odiose, saccenti e prevenute da parte dei pistaroli da girone infernale. […]
Nei processi penali sia l’accusa sia la difesa si trovano spesso in una situazione ambigua, borderline, e i ruoli si scambiano, tutto si opacizza, si giocano parti rischiose in commedia. Questo capitolo sarà giudicato in modo insinuante dai colpevolisti più morbosi come una sceneggiata a uso dei rotocalchi, e insieme come un goffo tentativo di incidere sulla sentenza imminente producendo fuori del dibattimento una dichiarazione spontanea lacrimevole e dolorante allo scopo di scuotere coscienze giudicanti e opinione pubblica. Ma la lurida e guardona impostazione dell’accusa, e la sua fragilità di fronte a mille prove di una débauche, di una specie di dissolutezza ilare, tutta privata, fanno invece di questa testimonianza, appunto, un caso di verisimiglianza e di pudore. Specie se chi volesse guardare il video confrontasse il diritto di parola assunto dalla signora Karima El Marhoug con il dovere di imporle domande odiose, saccenti e prevenute da parte dei pistaroli da girone infernale. […]
Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.
